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Qualche giorno fa un nostro cliente si stava, giustamente, informando su quanti accessi avesse raggiunto il suo nuovo sito.

Questa richiesta mi ha fatto venire in mente quanto sia cambiato il web negli ultimi anni. Il sito internet aziendale non aveva sviluppato più 30/40 accessi al giorno e questo fino a qualche anno fa mi avrebbe messo in imbarazzo perché il cliente avrebbe potuto pensare a un insuccesso del sito.

Ma il web è cambiato e in realtà il volume di traffico di un sito internet non è l’unico parametro che si ha per valutare il successo o l’insuccesso di un prodotto.

Fortunatamente le piccole furbate delle falsificazioni degli accessi di un sito internet o della indicazione degli utenti online con script del tutto inaffidabili e appositamente manovrati per far magicamente lievitare i numeri sono ormai cose da medioevo informatico e nessun professionista serio penserebbe più che falsificare gli accessi sia uno strumento da utilizzare commercialmente o politicamente.

Qualche giorno fa Luca Conti (uno dei più famosi blogger d’Italia) addirittura si sentiva in dovere di fare una precisazione da vero comunicatore “Chiariamoci una volta per tutte, anche se so non sarà sufficiente. Questo blog non è tra i più letti d’Italia, non lo è mai stato stato e non lo è oggi.”

Nel nuovo corso del web infatti il contenuto ha assunto un ruolo predominante rispetto alla quantità.

La capacità di sviluppare conversazioni è il vero metro di misurazione di un blog e più in generale quel metro può chiamarsi autorevolezza.

I giornali online e anche i siti internet aziendali non possono sfuggire a questa logica e il vero successo di un qualsiasi prodotto editoriale è segnato da una moltitudine di elementi.

Per esempio tutti sappiamo che www.orvietonews.it ha da sempre un numero di accessi molto elevato che possono oscillare dai 1500 ai 2500 o forse più accessi al giorno, ma questo dato sarebbe del tutto insignificante se non analizzato insieme ad altri fattori.

E’ interessante sapere che la durata delle visite è molto più alta delle medie generali, che alcune notizie vengono lette 800/1000 volte, che solo il 3,9% degli accessi arriva da Google e tante altre piccole osservazioni che possono essere messe in relazione.

Non a caso ci sono dei professionisti che si impegnano proprio nell’analisi delle statistiche.

E anche le più complete statistiche non avrebbero tanto senso se non messe in relazione ad altri dati più oggettivi, come i feedback degli utenti, il grado di penetrazione delle informazioni pubblicate e perfino le testimonianze di stima o le proteste dei lettori che ti fermano per la strada.

E a proposito di autorevolezza e capacità di penetrazione delle informazioni è interessante analizzare il dato relativo alla capacità di mettere in piedi una piccola raccolta fondi per l’amica Gloria Lista e riuscire a raccogliere a suon di micro-versamenti con Carta di Credito più di un migliaio di euro.

Per ultimi, ma non ultimi, ci sono i dati provenienti dal circuito pubblicitario. Rassicuranti non solo per il volume di affari sviluppato, ma per la fiducia che gli investitori ripongono in questo mezzo di comunicazione.

Insomma, la presenza sul web è un qualcosa di molto complesso e pensare di attirare gli investitori soltanto con il numero degli accessi è davvero ingenuo.

Tanto più che i piccoli trucchetti che si utilizzano per mistificare un po’ lasciano il tempo che trovano.

Per esempio, se il mio contatore degli utenti online segna intorno ai 20 utenti per quasi tutto il giorno è davvero interessante trovarlo casualmente a 25 verso le 2 di notte!

Diciamo che, sinceramente, sono sempre di meno i clienti che mi chiedono il contatore visibile in fondo alla pagina e questo è un bene per internet in generale e un segno di maturazione di tutti gli attori del web.

Ma torniamo al mio cliente. E’ rimasto un po’ male quando ha saputo che ha non più di 30 accessi al giorno, ma il suo volto si è rasserenato quando ha letto che cosa stavano cercando coloro che Google ha condotto per mano sul suo sito: i sui prodotti.

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