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Ma quanto è ricco il panorama editoriale orvietano? Veramente i miei colleghi non finiscono di stupirmi. Ossia, mi correggo, ogni tanto scopro di avere un nuovo collega editore (se l’uso di questa parola ha ancora un significato di questi tempi).

E così è nato un nuovo prodotto editoriale cartaceo, legato al mondo dello sport che si chiama SPORTORVIETO. Ma non finisce qui. Questo prodotto nasce in abbinamento a ORVIETANA MAGAZINE, un’altra pubblicazione neonata che seguirà le vicende della squadra biancorossa.

Ma poi, per noi che ci occupiamo di internet, c’è ancora un altro prodotto: la rivista sportorvieto sarà pubblicata anche online con un apposito sito raggiungibile all’indirizzo www.sportorvieto.it, che però a tutt’oggi non è ancora attivo (appena sarà pronto ve lo segnalerò).

Comunque, un augurio di buon lavoro va ai tre “Gabriele” che pubblicano questi prodotti.

Un bravo lo dico a Gabriele Anselmi che ha avuto il coraggio di progettare un prodotto a mio avviso “diverso”, nel formato e nella grafica.
E’ chiaro, tutto è perfettibile, e sicuramente dovrà fare lunghe nottate di fronte al PC per cercare di migliorare il suo prodotto, ma la strada mi sembra già buona.

Ma nei giorni degli scioperi ad oltranza dei giornalisti italiani, faccio una riflessione diversa.

Tante volte mi sono chiesto che cosa spinga un editore come il Gruppo Editoriale l’Espresso a produrre ogni giorno un quotidiano come Repubblica composto da oltre 200 pagine. Ha davvero delle cosa da dire ogni giorno per 250 pagine, oppure si deve per forza tirare lungo per ospitare il maggior numero possibile di sponsor? E, ovviamente, fregandosene altamente dei contenuti?

E dall’altra parte, mi sembra un po’ patetico il comunicato che ormai quasi quotidianamente ci propongono i giornalisti televisivi sulle motivazioni degli scioperi. Dal loro comunicato sembra che la loro principale preoccupazione per questo rinnovo di contratto sia la tutela di tutti i giornalisti, soprattutto di quelli sottopagati e sfruttati dagli editori. Non so per voi ma a me sembra un pochino strano che i vari uomini immagine dei TG e dei quotidiani nazionali facciano una battaglia così dura per tutelare quel povero corrispondente locale di un corriere locale che lavora senza alcun contratto da anni per poche decine di euro al mese.

Le due parti, editori e giornalisti, dicono che le posizioni sono talmente distanti che ogni tentativo di mediazione è difficilissimo.

A me sembra invece che le due posizioni siano talmente distanti dalla realtà che il tutto sia un gioco di potere che poco ha a che fare con i veri problemi della comunicazione in Italia.

Gli editori dovrebbero porsi un domanda seria: nel dopoguerra in Italia si vendevano circa 6 milioni di copie di quotidiani. Dopo 50 anni si vendono sempre 6 milioni di copie. Un motivo ci sarà.

I giornalisti dovrebbero farsi un altra domanda: i loro dati di ascolto (a cui sono tanto affezionati) stanno subendo un calo vertiginoso e la loro credibilità è in declino assoluto a vantaggio di altre fonti di informazione come internet. Anche qui un motivo ci sarà.

E in questo maremoto incontrollabile i prodotti editoriali nascono, sgomitano, arrancano, chiudono, vorrebbero chiudere ma non lo fanno per questioni di immagine…

E tanti giornalisti sfruttati diventano editori di se stessi alla ricerca di uno spazio che i grandi editori cercano disperatamente di eliminare in due modalità:

  1. rastrellando attraverso le loro enormi agenzie di raccolta pubblicitaria il 99% dei fondi disponibili;

  2. facendosi fare delle leggi su misura per impedire l’accesso ai finanziamenti ai piccoli editori o a quelli che non rispondono ai requisiti standard ormai vecchi di 50 anni.

Il ministro Gentiloni si è dimostrato spesso sensibile a questi problemi.

Speriamo che per una volta tanto il Ministero delle Comunicazioni ci racconti qualcosa di buono.

Noi siamo in attesa…

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