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Questa mattina ho letto con molta attenzione l’articolo che direttamente dagli USA ha pubblicato su www.orvietonews.it Davide Orsini.

Come al solito Davide ci propone una lettura molto particolare della nuova avventura Americana. Mentre in Italia si fa a gara a chi può saltare meglio sul carro del vincitore paventando amicizie e incontri, e mentre tutti festeggiano più o meno senza neanche sapere cosa abbia detto in campagna elettorale il neo presidente degli Stati Uniti, Davide ci fornisce una chiave di lettura diversa. Ci dice in sostanza che anche nella dinamica società americana il cambiamento sarà lungo e complesso e che non è affatto una questione di singole decisioni, ma un processo culturale che dovrà svilupparsi in futuro.

Ma che c’entrano le WCAG 2.0?

Le WCAG sono le linee guida sull’accessibilità redatte dalla sezione WAI del W3C la cui prima stesura risale al 1999. Entro il 2008 saranno finalmente disponibili le WCAG 2.0 (arrivare alla ultima revisione prima della definitiva pubblicazione). L’analogia con Obama è proprio quella che segnala Davide Orsini.
Di fronte alla contentezza per avere finalmente a disposizione uno strumento un po’ meno fumoso e più in linea con le esigenze di astrazione concettuale sulle specifiche dell’accessibilità, bisogna però fare una considerazione.

L’accessibilità, così come oggi la conosciamo, non è soltanto una questione di codice. L’accessibilità è un modo di progettare inclusivo e universale che già le WCAG 1.0 mettevano in evidenza. Ora le WCAG 2.0 amplificano questo concetto, questa astrazione, puntando proprio sulla interoperabilità e sulla non dipendenza dalle tecnologie utilizzate.

In questa ottica le nuove linee guida hanno l’obiettivo mettere in rilievo questo passaggio culturale: un progetto web non è solo un po’ di codice scritto elegantemente, ma una visione complessiva di un progetto di comunicazione a misura universale. Un passaggio culturale che non potrà essere governato solamente da un gruppo di lavoro (W3C) e da una dettagliata documentazione (WCAG 2.0), ma che dovrà lentamente e progressivamente essere pervasivo nel web del futuro.

Speriamo di ritrovarci qui tra un po’ di anni con un mondo migliore e un web migliore, nella consapevolezza che sia nel mondo reale sia in quello virtuale (che poi è una distinzione che non amo fare) i cambiamenti dovranno provenire dal basso con una maturazione culturale diversa.

 

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