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Orvieto. Gli scenari del domani” convegno promosso dal Comune di Orvieto in occasione della presentazione della relazione di uno studio commissionato al CENSIS.

Ho partecipato perché da oltre 10 anni mi occupo di comunicazione e nel contempo di progettazione e programmazione in un mondo, quello del web, che ti porta a confrontarti sempre con le idee del domani. Questa conferenza relativa alla presentazione di questo studio sul territorio in una prospettiva futura mi sembrava interessante.

Non voglio in alcun modo mettere in discussione il lavoro fatto dall’istituto di ricerca, che sarà stato eseguito con metodo scientifico e professionale.
Mi riferisco invece ai risultati dello studio che fotografano una realtà locale ampiamente conosciuta e consolidata da anni e propongono delle linee guida per il futuro già individuate da imprenditori e pubblica amministrazione.

Si può quindi dire che le impressioni, le opinioni e strategie conosciute agli operatori economici e della comunicazione, di cui ho esperienza diretta, possono da oggi essere non soltanto semplici impressioni o sensazioni, ma sono avvalorate da uno studio scientifico.

Ecco i punti salienti del report del CENSIS

Lo stato attuale
L’attuale modello socio economico locale è caratterizzato da un discreto livello di benessere strutturato che è maturato nelle ultime 2/3 generazioni. Una specie di benessere inerziale che va però scemando. In genere c’è una percezione limitata della crisi, comunque minore di altri luoghi paragonabili a Orvieto. In più si assiste a un invecchiamento della popolazione.

Cose da rimuovere
Eliminare il troppo conservatorismo, nelle attività e nelle scelte politiche e economiche.
Porre fine alla microconflittulità.
L’incapacità di esporsi in prima persona.

Cose su cui puntare
Arte, storia, posizione geografica
Brand territoriale

Stakeolders
Attivare collegamenti con gruppi di interesse collettivo con Civitavecchia, il viterbese, la bassa toscana e il resto dell’Umbria.
Individuare nelle banche e negli imprenditori i cardini del volano dello sviluppo futuro.

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Come potete evincere da questa rapida sintesi la fotografia di Orvieto che ci illustra il CENSIS non contiene nulla di nuovo, e a tratti può sembrare anche scontata e ingenua. Basti guardare all’aver individuato la posizione geografica come elemento positivo per il futuro e la ricerca di un brand territoriale, o l’aver individuato nell’invecchiamento della popolazione un degli elementi negativi da affrontare.

Nonostante questo però la conferenza non è stata del tutto infruttuosa, soprattutto perché ha permesso di aprire un dibattito sui temi di sviluppo economico e sociale, e quando i temi così importanti sono affrontati con modalità partecipative e condivise tra le persone che operano sul territorio giornalmente, è sempre un fatto positivo.

Prima di lasciarvi con le note relative agli interventi, tra i quali ci sono anche note di rilievo come quelle di Andrea Massino, vorrei evidenziare tre punti non propriamente tecnici che mi hanno colpito:


1.La conferenza si è svolta in un clima che definirei old-style dove nessun relatore si è munito di slides che potessero rafforzare i punti salienti del proprio discorso.
2.In una conferenza che ha come titolo “Gli scenari del domani” nessuno ha pronunciato la parola web (neanche per denigrarlo, come succede spesso)
3.Dall’alto dei miei 43 anni (non compiuti!) sono stato uno dei più giovani partecipanti, e anche questo dato, per una conferenza in cui si dovrebbero dare le basi per il futuro mi ha fatto riflettere.

 

Storia degli interventi

L’intervento più critico è stato del presidente di Confindustria Spadoni, che ha contestato la poca trasparenza della ricerca, la sua dubbia chiarezza nelle finalità, l’assenza totale di indicazioni per quanto riguarda la metodologia seguita e il panel individuato.
Spadoni ha poi rilevato che il mondo industriale ha sempre fatto il suo ruolo e che, semmai, è stato il servizio pubblico a invadere settori di mercato tipici del privato.
In questo caso sarebbe stato interessante sapere quale sarebbe questa invasione, specifica su cui Spadoni purtroppo non si è soffermato.

Il presidente di Confesercenti Sandro Gulino ha auspicato la nascita di un nuovo progetto Orvieto in un ambiente più coeso e l’attivazione di nuove aree industriali e artigianali.

Adriano Padiglioni ha sollecitato il mondo degli operatori economici e sociali a aprirsi a nuove opportunità e ha individuato nella sburocratizzazione una strada da seguire per l’ammodernamento della PA.

Maria Rita Paggio di CGIL ha invitato a riflettere sul fatto che probabilmente gli effetti della crisi sul nostro territorio arriveranno più tardi, magari con forme e caratteristiche diverse. Ha poi individuato nel territorio una risorsa primaria, facendo però attenzione a non trasformare Orvieto in un museo a cielo aperto.

L’intervento di Andrea Massino, presidente della Cooperativa Quadrifoglio è stato il più interessante e propositivo.
Ha rilevato come siano “consolidate e non nuove” le rivelazioni del CENSIS e ha puntato il dito su alcuni temi importanti per lo sviluppo futuro: migliorare l’accesso al credito che vive a Orvieto un’anomalia spropositata, molta raccolta delle banche -numerosissime- a fronte pochissimi investimenti; migliorare e dare nuovi scenari al sistema formativo agendo su strumenti consolidati che in altri territori sono ormai basi di sviluppo concrete e che dalle nostre parti sono stati perseguiti tardi e male; dare alle aree abitative gli adeguati servizi, perché di questo la gente ha reale bisogno; infine andare verso una nuova fase di coesione sociale e partecipazione più ampia possibile.

Per ultimo c’è da registrare l’intervento dell’assessore regionale Giovannetti, del quale sinceramente non ricordo passaggi rilevanti (ma forse è mia colpa visto il calo di zuccheri pre-cena), se non una considerazione generale sul fatto che se gli orvietani non hanno una grande percezione della crisi è solo un fatto positivo (!?) e che per rilanciare l’economia ci sarebbe bisogno di una “scossa” della cui natura, forma e dimensione non ci ha dato ulteriori dettagli.
Insomma un intervento conclusivo molto anonimo che non ha interessato la ormai quasi deserta platea.

In attesa della seconda parte del convegno che ci sarà domani mattina, non mi rimane che registrare questa prima parte come interlocutoria, non ha contribuito a perfezionare la mia idea di “futuro” per Orvieto, ma almeno mi ha permesso di acquisire spunti interessanti su cui riflettere.

 

 

Update del 29 marzo 2009

Il secondo giorno, 28 marzo 2009, il convegno si è spostato nella sala dei 400. 

Per chi come me è abituato a interpretare e commentare le complicate statistiche dei progetti web è sempre un piacere sentire delle relazioni a margine di uno studio come quello del CENSIS interpretate e commentate con professionalità e passione come ha fatto il Dr. De Rita.

 

 

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