Seleziona una pagina

copiare è sempre stata l’arte di molti, diciamo praticamente di tutti.
E forse è anche giusto che sia così. Ma il copiare, così come a scuola o nella vita, è un’abilità che molti non padroneggiano e anche quell’azione semplice di “prendere spunto” dagli altri può diventare un fallimento per molti, alunni o adulti che siano. Tuttavia se l’esercizio del “copiato” è fatto con astuzia e consapevolezza il prodotto finale può essere comunque di rilievo, visto che l’esperienza altrui può essere utilizzata e riadattata alle proprie esigenze. Un buon copiato quindi può trasformarsi in un’ottima opera prima.
E questa filosofia, in pratica, è l’essenza dell’idea dell’open source: ti faccio copiare con la speranza che tu possa migliorare il mio lavoro e che poi tu possa farmi di nuovo copiare il lavoro da te migliorato. Quindi, anche in questo caso sul web i confini fra una realtà e un’altra sono sempre molto labili. Talvolta però si assiste a delle performance talmente scadenti che chiunque faccia seriamente il mio mestiere (progettare il web) non può non criticare il lavoro di amici e colleghi.
Copiare non solo è possibile, ma talvolta necessario e talvolta è anche il vero valore aggiunto di un progetto web, ma copiare clamorosamente male e ripercorrere gli stessi identici (e grossolani) errori che hanno commesso coloro a cui ci si ispira mi mette un po’ di tristezza e penso che faccia riflettere sul livello di “comprensione” che c’è ancora oggi in Italia nei confronti del web, soprattutto del web accessibile. La riflessione mi è stata suggerita dalla pubblicazione del nuovo sito web del Corriere della Sera, avvenuta proprio ieri (o l’altro ieri).
Il Corriere era ormai l’unico giornale online la cui interfaccia grafica non era stata rinnovata da molti anni e finalmente hanno deciso di farlo. Ma con quale risultato? E scimmiottando chi? Anche i colleghi realizzatori di corriere.it non hanno saputo resistere alla tentazione di scopiazzare qua e là senza peraltro riuscire a portare sul loro prodotto finale neanche un minimo segnale di innovazione. Anzi, l’unico grande risultato è ora quello di avere un sito web molto simile al loro più diretto concorrente, repubblica.it, a cui hanno ereditato sopratutto gli errori. Quando un annetto fa repubblica.it rifece il proprio sito la rete fu invasa di tantissime critiche da parte di colleghi, soprattutto da quelli che davvero sono dei riferimenti per tutti noi che facciamo questo mestiere. E a distanza di un anno quelli del corriere non hanno fatto tesoro praticamente di niente, percorrendo gli stessi errori, tra l’altro grossolani. Non voglio dilungarmi tanto sui dettagli ma vi garantisco che ci sarebbero decine o decine di cose da dire. Guardiamo solo le cose macroscopiche. La più grande critica che facemmo in tanti al nuovo sito di Repubblica fu l’impaginazione. Troppe colonne, troppi elementi troppi link… troppo!!! Troppa roba che alla fine non fa altro che confondere e nascondere (anziché evidenziare) i contenuti.
Repubblica è così. Il Corriere pure. Nessuna attenzione al codice con la homepage che produce centinaia di errori.
Repubblica è così. Il Corriere pure. Tutte le immagini sono senza testi alternativi, pratica davvero scorretta con gravi conseguenze per chi non può vedere le immagini o per chi naviga con connessioni lente.
Repubblica è così. Il Corriere pure. Va be, non mi dilungo oltre. La considerazione finale è che anche per quelli del corriere due anni di discussione e formazione sull’accessibilità e di web2.0 sembrano essere passati inosservati, e tutto quello che hanno saputo fare è cercare di uniformarsi verso il basso affiancandosi alla concorrenza diretta. Spero che perlomeno partecipino ai seminari di SMAU (e-accademy). Penso che potrebbero già pensare a riprogettare la loro hompege. ]]>