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In questo ultimo periodo si è parlato molto di Responsive Web Design, ossia di tutte quelle strategie che si possono attuare affinché i progetti web possano automaticamente adattarsi ai vari dispositivi di navigazione.

Chi come me si occupa di accessibilità da molti anni (praticamente da sempre) sa benissimo che quello che oggi si manifesta sotto nomi cosi invitanti (Responsive web design, appunto) è in realtà la base di quello che si è sempre detto e fatto per l’accessibilità.

Ben venga che le cose cambino nome e si adattino all’evoluzione delle tecnologie e della comunicazione. La vera novità è che oggi queste strategie di progettazione vengono richieste, e per così dire auspicate da spinte più commerciali che etiche visto l’aumento esponenziale degli accessi alla rete da parte di utenti “in condizioni non ottimali”, si sarebbe detto una volta, ossia di utenti che usano i dispositivi mobili.

Ho anche recentemente sentito parlare di Responsive Web Design in ambito di ottimizzazioni SEO. Non c’è dubbio che queste strategie siano ottime anche come base strutturale per operazioni di SEO, ma vorrei che fossero evitati facili entusiasmi nel definire questo tipo di sviluppo come “ottimo perché non ha nessuna controindicazione”. Di controindicazioni o imprevisti possono esserci e anche tanti a partire per esempio dall’uso anticipato di HTML5 che, a tutt’oggi non è ancora uno standard e di problemi di accessibilità ne può creare e non pochi.

Vi lascio alle Slide dell’ultimo seminario che ho tenuto a SMAU Business Bologna su questo tema.

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