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Si sa, il web è pieno di stranezze e non sempre gli utenti hanno una percezione giusta di quello che stanno guardando o leggendo.
Se però chi fa comunicazione ci si mette di mezzo a confondere ulteriormente le acque il risultato non può che essere ancora più confusionale, disorientare l’utente, dargli l’impressione di insicurezza e fumosità. Prendiamo per esempio questo comunicato della Regione Umbria di cui riporto il link per precisione http://www.regione.umbria.it/news.asp?id=8090 ma faccio copia e incolla qui sotto delle parti analizzate per una maggiore comprensione del testo.

A proposito di Internet l’elaborazione degli accessi al portale “Regioneumbria.eu” del primo semestre 2007 evidenzia che il numero di visite sono state 393 mila 34 contro le 357 mila 375 dello stesso periodo del 2006 con un incremento del + 9,97 per cento. Le pagine visitate sono state 3 milioni 813 mila contro un milione 832 mila dello stesso periodo del 2006 con un incremento del + 108, 14 per cento a conferma che lo stile rinnovato e il modo di presentare i contenuti ha riscontrato l’interesse dei navigatori. Altro dato significativo è quello relativo alla durata delle visite che ha visto un incremento per i periodi 2- 5 minuti, 5-15 minuti, 30 minuti un’ora e oltre un’ora. La provenienza dei visitatori è prevalentemente europea 2 milioni 674 mila 601, segue il Sud America con 6 mila 360 visitatori, l’Indonesia con 3 mila 603 visitatori, il Nord America con 2 mila 938.

A prima vista sembra un comunicato normalissimo, ma cerchiamo di capirci qualcosa. Il primo elemento di criticità è dato senz’altro dal nome del sito di cui si sta parlando cioè www.regioneumbria.eu. Tale sito, infatti. Non esiste.
E’ molto facile intuire che appena digitato l’indirizzo www.regioneumbria.eu nella barra degli indirizzi si viene immediatamente indirizzati al sito www.umbria2000.it, il caro vecchio progetto della Regione Umbria ribattezzato da molti miei colleghi “Mister 17 miliardi”, tanto costò la sua realizzazione alla fine millennio scorso.
Nessun problema. E’ una normale tecnica che si usa per parcheggiare dei domini. Per esempio quando nel 2002 realizzammo il sito del Comune di Porano www.comune.porano.tr.it, registrammo anche il dominio www.comuneporano.it. A tutt’oggi digitando nella barra degli indirizzi questo secondo dominio si viene catapultati sul precedente, il sito ufficiale. La cosa bizzarra è che la regione ha deciso di fare il contrario.
Parlare di www.regioneumbria.eu significa parlare del nulla, ossia, di una tecnica di reindirizzamento. www.regioneumbria.eu non esiste per nessuno neanche per Google, che censisce 2700 pagine per umbria2000.it e zero pagine per regioneumbria.eu. Per fare una prova utilizzate questi link:
Come potete vedere in alto a destra, Google censisce nessuna pagina per regioneumbria.eu, e circa 2700 pagine per umbria2000.it. Quindi, perché parlare di regioneumbria.eu? Tra l’altro all’interno del sito non esiste né un logo né una scritta con questo nome, solo una debole traccia in qualche contenuto interno. A cosa serve quindi pubblicizzare regioneumbria.eu quando sulla barra degli indirizzi c’è scritto chiaramente www.umbria2000.it? Siccome non sono fra quelli che vedono per forza la malafede da tutte le parti, penso che alla fine un motivo ci sia e che però questa scelta risulti del tutto incomprensibile agli occhi di tutti, e non solo degli inesperti, ma anche per gli esperti che da questi elementi apparentemente marginali traggono informazioni utili su efficienza e affidabilità delle strutture a cui si rivolgono. Passiamo ai dati.
Nell’ultimo semestre i visitatori sono stati 393.000, cioè circa 65.000 al mese, e cioè all’incirca quanto quelli di www.orvietonews.it. Se un sito che dovrebbe essere il punto di riferimento per il business turistico della regione e che quindi si rivolge ad una platea mondiale si accontenta degli accessi che normalmente fa un giornale come il nostro che si rivolge invece a 30.000 abitanti, non mi sembra davvero un risultato entusiasmante.
E poi, in epoche di web 2.0, questi dati hanno un valore puramente statistico. Nel senso che non interessa davvero a nessuno. Quello che sarebbe interessante sapere è quante persone che hanno visto le pagine sul Corteo Storico di Orvieto sono poi effettivamente venute a Orvieto invogliate da quel sito. Per non parlare poi della vera natura di quei numeri. Ma i 393.000 sono accessi generali o accessi unici o accessi alle pagine?
Cosa non da poco perché giocando su queste sottigliezze, gli utenti (reali) possono svanire nel nulla in men che non si dica o magari anche essere molti di più di quelli che le statistiche cercano di evidenziare. Ma detto così non ci è dato sapere molto di più. Se poi si vuole dare una qualche credibilità ai propri dati statistici si dovrebbe perlomeno non cadere nel ridicolo. Infatti, nell’ultima frase si legge
La provenienza dei visitatori è prevalentemente europea 2 milioni 674 mila 601, segue il Sud America con 6 mila 360 visitatori, l’Indonesia con 3 mila 603 visitatori, il Nord America con 2 mila 938
Ma se i visitatori totali sono 393.000, come fanno ad esserci 2 milioni di europei? Questa non è una svista su dei numeri, ma probabilmente è una vera e proprio errata interpretazione di un altro dato, gli hits. Infatti molti analizzatori di statistiche, nelle indicazioni sulle nazionalità dei visitatori non riportano il numero assoluto degli accessi ma il valore degli hits, cioè il numero complessivo delle richieste che un server ha processato per ogni utente (ogni utente, per visualizzare una pagina, compie decine di richieste al server).
Per capirci, www.orvietonews.it processa circa 2.000.000 di richieste mensili. Allora mi chiedo, se la lettura delle statistiche di uno dei siti istituzionali più importanti è fatta in questo modo grossolano e ingenuamente superficiale, quale credibilità possono avere agli occhi esperti progetti come questo? E quale scelta tecnologicamente avanzata si cela dietro al dilemma regioneumbria.eu/umbria2000.it? ]]>