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copertina di wired01Ho ricevuto nella mia posta (quella di carta) l’atteso primo numero di WIRED.

Per chi non la conoscesse è la rivista americana che si è affermata come vero punto di riferimento per le nuove tecnologie, e il mondo scientifico in generale.

Da questo mese esce il primo numero in Europa. A sorpresa la scelta è ricaduta sull’Italia con una edizione che non è la traduzione della rivista americana ma un nuovo magazine con contenuti interamente nuovi.

Altri autorevoli commentatori hanno già parlato di questa avventura editoriale, di come in un periodo in cui la maggior parte della carta stampata vive nella crisi più profonda, questo guru dell’informazione tecnologica decida di intraprendere un progetto cartaceo proprio in Italia, dove notoriamente la gente non compra i giornali e per utilizzo delle nuove tecnologie è tra gli ultimi in Europa.

Vorrei quindi solo fare alcune considerazioni.

La prima è che, come già commentavo questa mattina su Facebook, la lettura del solo articolo di Al Gore già varrebbe l’acquisto dell’intera rivista. Una vera perla di comunicazione, essenziale, semplice, immediata, lucida. Capace in poche righe (poco più di una paginetta) di descrivere un progetto, commentare lo status attuale dell’informazione e lanciare idee e proposte per il futuro.

L’altra considerazione è sul volume delle pubblicità: davvero enorme e di altissimo livello. Praticamente ci sono tutti i più grandi marchi.

Davvero un gran bell’inizio.

Nota personale: erano tempi immemorabili che non provavo entusiasmo nello sfogliare una rivista. Direi che ho provato la stessa emozione di quando intorno ai 17 anni ho sfogliato per la prima volta “Tuttifrutti”, l’alternativa e stravagante rivista dedicata al mondo della musica che allora era la mia passione primaria.
Qualche tempo fa un caro amico d’infanzia, incontrandomi dopo tanto tempo, mi ha detto: – Ma ti ricordi quando leggevi Tuttifrutti? Ma dimmi una cosa: ma che cacchio c’era scritto? –
Cosa c’era scritto su Tuttifrutti me lo ricordo perfettamente perché quella rivista ha formato le mie abitudini musicali di oggi, spero che gli articoli di WIRED possano allo stesso modo arricchire la mia vita professionale.

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